DIVENTARE FISIOTERAPISTA: NORME ED ORGANI CHE ASSICURANO CONGRUENZA DEL TITOLO IN EUROPA E SPENDIBILITA’ DEL TITOLO NEL MERCATO EUROPEO.

Qualche mese fa il Gruppo Studio e Ricerca ATC® si è impegnato in un percorso di ricerca allo scopo di comprendere i meccanismi alla base delle decisioni riguardanti il percorso formativo dei fisioterapisti nelle nostre università italiane e capire quali fossero le norme ed i principi che regolano tali percorsi. Successivamente la nostra attenzione si è spostata all’intera Europa allo scopo di capire se e quali fossero le differenze fra un fisioterapista formato in Italia ed uno formato in qualunque altro paese europeo.

Come si evince dal D.M. n°741 del 14 settembre 1994 il fisioterapista è l’operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia congenita o acquisita. Tale diploma universitario conseguito ai sensi dell’art. 6, comma 3, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, abilita all’esercizio della professione. Il Decreto 27 luglio 2000 stabilisce, inoltre, quali sono i titoli conseguiti prima del presente ordinamento ( prima dell’istituzione dei corsi di laurea) da ritenere equivalenti o equipollenti. Quindi in Italia si diventa fisioterapisti superando un esame di stato abilitante alla professione, contestualmente al conseguimento della Laurea in Fisioterapia. In Europa per tale professione è previsto un percorso accademico, la cui durata a seconda della nazione può variare dai 3 ai 4 anni, escludendo specializzazione e dottorati, al termine del quale viene conseguita la Laurea. A questo punto diventa importante capire quali norme o organi assicurano congruenza del titolo in Europa e come questo titolo sia spendibile a livello lavorativo nei diversi paesi.

La storia dell’ Unione Europea è costellata da una miriade di trattati che hanno contribuito non solo al processo di integrazione politica ed economica, ma anche culturale in quanto l’istruzione viene considerata come l’elemento che più di tutti influenza l’avvenire dell’umanità; quindi obiettivo dell’ UE negli anni è stato quello di promuovere la mobilità, accrescere l’occupabilità, aumentare la competitività ed attrarre studenti e docenti da tutta Europa e dal mondo. In quest’ottica diventa fondamentale che i percorsi formativi ed i titoli di studio  siano trasparenti e leggibili. Il primo documento ufficiale che promuove l’equivalenza di status, titoli ed esami fra i diversi stati europei è la Magna Charta Universitatum risalente al 1988. Nel 1977 la Convenzione di Lisbona, nota anche come ‘Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all’insegnamento superiore nella regione europea’, getta le basi sui processi di armonizzazione dei titoli in tutta Europa e sulle modalità e criteri di riconoscimento dei titoli e periodi di studio nei diversi paesi dell’UE. Di fondamentale importanza in tale processo di integrazione è il Processo di Bologna del 2000. Obiettivo ultimo di tale processo è la creazione, entro il 2020, di uno Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore (EHEA – European Higher Education Area) allo scopo di promuovere la mobilità, accrescere l’occupabilità, attrarre studenti e docenti dall’Europa e da altre parti del mondo e che sia competitivo a livello internazionale. Diventa, quindi, necessario puntare ad una maggiore comparabilità e compatibilità fra i diversi sistemi e le diverse istituzioni di Istruzione Superiore in Europa, e all’innalzamento della loro qualità.  Il processo di Bologna è noto soprattutto per aver strutturato l’Istruzione Superiore in tre cicli ed aver, in questo modo, fatto convergere formalmente istituti diversi fra loro allineandoli a degli standard internazionali. La mobilità deve essere l’elemento caratterizzante dell’ EHEA e per rafforzare tale aspetto è necessario offrire percorsi di studio flessibili, realizzare corsi e titoli congiunti. A tal proposito nel 2005 viene istituito il Quadro dei titoli per lo Spazio europeo dell’istruzione superiore (Qualifications Framework for the European Higher Education Area – QF for the EHEA) nel quale viene presentata l’intera offerta formativa europea agli studenti di tutto il mondo articolata nei tre cicli principali in cui si articola l’Istruzione Superiore e vengono presentati tutti i titoli rilasciati per ciascun ciclo, con riferimento al numero dei crediti ECTS e ai risultati di apprendimento. Sulla scia di ciò ogni nazione istituisce un proprio Quadro Nazionale dei Titoli seguendo l’iter procedurale suggerito a livello europeo. Si può osservare che nel Quadro dei Titoli Italiano (www.quadrodeititoli.it)  la figura del Fisioterapista è individuata facendo riferimento al Profilo Professionale ( D.M. n 741 – 14 settembre 1994). A supporto dell’assicurazione della qualità dell’ Istruzione Superiore viene istituito nel 2000 l’ ENQA ( European Association for Quality Assurance in Higher Education), con sede centrale a Bruxelles, il cui compito è quello di creare” una base condivisa di standard, procedure e linee guida sui processi di assicurazione della qualità” e a “ cercare  soluzioni adatte a garantire un adeguato sistema di peer review per le agenzie o strutture che si occupano di assicurazione della qualità e/o accreditamento”.

Altro punto fondamentale del Processo di Bologna riguarda l’occupabilità ed il riconoscimento dei titoli. In tale contesto l’occupabilità viene “definita come la capacità di avere un’occupazione iniziale, di mantenere l’occupazione e di essere in grado di spostarsi nel mercato del lavoro”. Obiettivo del riconoscimento dei titoli è quello di rendere possibile la spendibilità dei titoli in un sistema di istruzione o Paese diverso da quello di origine. La norma internazionale di riferimento è la Convenzione UNESCO/ Consiglio d’ Europa sul Riconoscimento dei titoli del 1979 nella quale si intende per “riconoscimento di un diploma, titolo o grado dell’insegnamento superiore ottenuto all’estero, la sua accettazione, da parte delle competenti autorità di uno Stato contraente, quale attestato valido e la concessione al suo titolare dei diritti di cui beneficiano le persone in possesso di diploma, titolo o grado nazionale al quale è comparabile il diploma, titolo o grado straniero”. Il riconoscimento dei titoli nei vari Paesi membri è regolamentato dalla direttiva comunitaria 2005/36/ CE che prevede la “libera prestazione dei servizi” ossia il diritto per ogni cittadino dell’UE legalmente stabilito in uno Stato membro di prestare servizi in modo temporaneo oppure occasionale in un altro Stato della Comunità con il proprio titolo professionale d’origine, senza doverne chiedere il riconoscimento allo Stato membro ospitante. Qualora il professionista intenda svolgere in maniera stabile la propria professione in un paese membro dell’UE è necessario richiedere il riconoscimento del titolo da parte dello stato ospitante. Per la professione del Fisioterapista il riconoscimento non è automatico, come accade per esempio per la professione del Medico o dell’Infermiere, ma è necessario che questo si sottoponga ad un sistema di verifica e controllo da parte di organi competenti. Per rendere più facile la libera circolazione internazionale degli studenti e dei professionisti sono stati istituiti centri di informazione sul riconoscimento dei titoli accademici conseguiti all’estero. In ognuno degli Stati membri è presente un centro NARIC (National Accademic Recognition Information Center) in grado di fornire un servizio di informazione e assistenza relativo alle problematiche riguardanti il riconoscimento, entro lo Stato, di diplomi o periodi di studio conseguiti in altri Paesi membri. Parallelamente opera la rete ENIC (European Network of Information Centres on Academic Recognition and Mobilty) nata per favorire la mobilità internazionale fornendo un servizio di assistenza sulle problematiche riguardanti il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero. Quindi il primo passo per il riconoscimento del proprio titolo è quello di rivolgersi al centro ENIC-NARIC del paese nel quale si vuole andare. In Italia tale ruolo è rivestito dal CIMEA (Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche). Sarà il centro ENIC-NARIC in questione ad inoltrare la richiesta alle autorità competenti. Strumenti che facilitano il riconoscimento dei titoli sono l’ ECTS ( European Credit Transfer System – Sistema Europeo per l’accumulazione ed il trasferimento dei crediti), che descrive il carico di lavoro necessario per ottenere i risultati di apprendimento attesi da un percorso formativo, e il Diploma Supplement, che descrive il titolo in maniera comprensibile, correlandolo al sistema di Istruzione Superiore nell’ambito del quale è stato rilasciato e al Quadro dei Titoli dell’ EHEA. Nonostante esistano delle Direttive e Linee Guida generali che regolamentano il riconoscimento della qualifica acquisita, ogni Stato può avere regolamentato i requisiti per l’accesso ad una professione in maniera diversa. Quindi un Fisioterapista per aver riconosciuto il proprio titolo in uno dei Paesi membri dovrà inoltrare la domanda di riconoscimento all’autorità competente dello Stato nel quale intende lavorare. Le autorità, a seconda dei casi, possono richiedere anche la presentazione dell’attestato di conformità e del good professional standing rilasciato dal Ministero della Sanità su richiesta del richiedente. Viceversa un Fisioterapista per aver riconosciuto il titolo in Italia dovrà presentare domanda di riconoscimento all’autorità competente. Organo preposto a tale ruolo in Italia è il Ministero della Sanità, in particolare il Dipartimento generale Risorse Umane e Professioni Sanitarie, il quale, in collaborazione con l’Ufficio Estero A.I.FI., esamina le richieste ed emana Provvedimenti amministrativi entro 4 mesi dalla ricezione della domanda di riconoscimento. L’Ufficio Esteri A.I.F.I. fornisce supporto e monitoraggio sulle procedure concernenti il riconoscimento delle proprie qualifiche professionali in uno Stato membro diverso da quello dove le qualifiche sono state ottenute. Esso svolge allo stesso tempo attività di monitoraggio delle iniziative comunitarie ed internazionali nel campo della fisioterapia e segue le attività che riguardano la professione del fisioterapista nei Paesi membri dell’Unione Europea. Appare chiaro, a questo punto, come, ogni Nazione in riferimento al Quadro dei Titoli può aver regolamentato i requisiti di accesso ad una professione in maniera diversa ed in relazione al percorso formativo ed al profilo professionale. Chi si occupa di creare omogeneità fra tutti i Fisioterapisti d’Europa, nel rispetto delle autonomie e delle differenze che possiamo trovare di Paese in Paese? A tal proposito bisogna sottolineare l’importanza della WCPT (World Confederation for Physical Therapy), unica organizzazione internazionale che dal 1951 rappresenta i Fisioterapisti, promuove la professione nel mondo ed il miglioramento della salute a livello globale. La WCPT accetta fra i suoi membri una sola associazione che rappresenta i Fisioterapisti per Nazione; in Italia l’A.I.FI. è membro del WCPT dal 1995. Fra i tanti ruoli che l’organizzazione internazionale assolve vi è quello di articolare l’ambito di intervento della professione e definire il ruolo del Fisioterapista a livello mondiale emanando delle Linee guida internazionali; sulla base di tali linee guida internazionali ogni associazione nazionale dei Fisioterapisti dovrà stabilire ambiti di intervento e ruoli di tale figura professionale.

Quindi possiamo notare come per ciò che riguarda la figura professionale del Fisioterapista vi siano differenze legate all’inquadramento del Titolo nei diversi Paesi membri e quindi che il riconoscimento del titolo non sia cosa poi così semplice, nonostante gli sforzi della WCPT che attraverso le Linee Guida Internazionali opera per definire il ruolo del Fisioterapista a livello mondiale e, nonostante gli sforzi dell’UE che, attraverso le Direttive e Linee Guida internazionali, opera allo scopo di rendere i percorsi formativi il più possibile sovrapponibili gli uni agli altri nei vari Paesi membri e facilitare, in questo modo, il riconoscimento del titolo e la spendibilità dello stesso nel mercato del lavoro. Abbiamo potuto appurare che, a causa delle differenze legate al Profilo Professionale ed agli ambiti di intervento fra i diversi Paesi membri dell’UE, il riconoscimento del titolo non avviene in maniera automatica. Questo rallenta la spendibilità del titolo nel mercato del lavoro. A causa dei procedimenti burocratici necessari e della possibilità che le autorità competenti, viste le differenze, richiedano più e più volte nuovi documenti che attestino la comparabilità e compatibilità del percorso di formazione, è bene che un Fisioterapista che decida di spendere il proprio Titolo Professionale in uno dei Paesi membri dell’UE ci pensi almeno sei o dodici mesi prima!

 

Antonella Spitale, Fisioterapista Membro Gruppo Studio e Ricerca ATC®

 

 

Leave a reply